Sassuolo, Kyriakopoulos: “Il riscatto un sollievo. De Zerbi? Gli devo molto”

Il terzino sinistro del Sassuolo e della Grecia, Giorgos Kyriakopoulos, ha parlato in una lunga intervista ai microfoni della testata greca FWS, dove ha analizzato le tappe della sua esperienza italiana in neroverde ma anche della Nazionale ellenica. Ecco di seguito le sue parole riprese da canalesassuolo.it:

“Serie A? È un sogno giocare con Dybala, Lukaku, Martinez e Ronaldo. La prima volta che ho giocato contro la Juventus e ho visto certi campioni al mio fianco, mi sono pizzicato per vedere se mi svegliavo o no. Ho cercato di presentarmi il meglio possibile e rimanere concentrato in campo. Non dimentico però che vengo dall’Asteras, squadra che mi ha fatto emergere e per la quale ho un debole. Quest’anno ha fatto un grande campionato, era competitivo in tutte le partite. Il mio arrivo al Sassuolo? In estate avevo ricevuto un’offerta dal PAOK Salonicco e dall’AEK Atene, ma una proposta ufficiale all’Asteras non è mai arrivata. La chiamata del Sassuolo è arrivata l’ultimo giorno di mercato: avevamo già giocato due partite ad agosto contro AEK e Olympiakos. Il mio agente è venuto a parlarmi della proposta e ho detto subito sì, senza pensarci due volte. Ho dovuto mostrare compostezza perché i contratti dovevano essere fatti velocemente. Le visite mediche le ho fatte il giorno successivo, il 3 settembre: avevo un po’ di ansia di non riuscire a trasferirmi, era davvero un grande passo per la mia carriera. Grazie a Dio è andato tutto bene e adesso sono in Italia. L’ambientamento al Sassuolo? I primi 2/3 mesi sono stati difficili, non conoscevo la lingua. La maggior parte degli italiani non parla bene l’inglese. Mi sono dovuto adattare alla tattica del Sassuolo e di De Zerbi: all’inizio sono stato escluso da alcune sessioni di allenamento per imparare la tattica, per guardare e imparare come funziona la squadra. De Zerbi ha mostrato molta fiducia in me. Non mi sarei mai aspettato di giocare in Serie A: il mio sogno era giocare in Super League e diventare un calciatore professionista. Ho sempre voluto giocare in uno dei migliori campionati. Mi dicevo che se a un certo punto ci fosse stata una buona opportunità sarei andato senza pensarci due volte. Il riscatto? È stato un grande sollievo, lo aspettavo fortemente. È diverso avere un contratto definitivo ed essere in prestito. Non volevo tornare in Grecia: questa è la verità. Mi piace molto la Serie A, mi piace molto il modo di vivere italiano e l’Italia in generale. Quando il Sassuolo mi ha riscattato ufficialmente, è stato un momento piacevole per me. La scuola difensiva italiana? È la più formativa per un difensore, gli italiani hanno un metodo speciale di tattica difensiva. Come mettere il corpo, come uscire e come aspettare. Ho trovato grandi differenze rispetto alla mia esperienza in Grecia, sia individualmente che di squadra: anche in attacco sono migliorato molto. Ho ancora molti margini di crescita e molte ambizioni. De Zerbi? E’ stato il primo a credere in me, in fondo è lui che mi ha portato a Sassuolo. Avevamo un ottimo rapporto, è un grande allenatore e una brava persona. Abbiamo avuto i nostri conflitti, perché in alcune partite sono rimasto fuori: lui voleva fare le rotazioni e io non capivo. Tutti i calciatori non sono contenti quando restano in panchina, ma è giusto così per aumentare la competitività. De Zerbi mi ha aiutato molto, sia nella tattica offensiva che difensiva, e lo ringrazio dal profondo del cuore. Ha meritato di andare allo Shakhtar, non è facile ottenere due ottavi posti consecutivi in Serie A lottando per entrare nelle prime sette, considerando che il Sassuolo non ha una lunga storia in campionato. Non sono preoccupato per il cambio di allenatore, ci sono già passato prima. È un nuovo inizio: dobbiamo dimostrare tutti al nuovo tecnico che meritiamo il posto e alla fine lui sceglierà la formazione più adatta: non vedo l’ora che inizi la preparazione per la nuova stagione. La Conference League? Abbiamo dimostrato fin dall’inizio di avere una squadra molto competitiva, abbiamo lottato alla pari contro le prime sette, quelle che sono andate in Europa. Abbiamo iniziato la stagione molto bene, mentre a metà campionato abbiamo perso molte partite, alcune delle quali erano già nostre. L’anno scorso, De Zerbi ci ha detto di aver rinnovato per provare a fare il passo successivo nella stagione appena conclusa: non nascondo che tutta la squadra credeva che saremmo andati in Europa, era questo l’obiettivo. All’ultima giornata, quando eravamo in vantaggio con la Lazio e sapevamo che la Roma era sotto 2-0 con lo Spezia, pensavamo davvero di andare in Europa, ma dovevamo mantenere la testa sulla partita per conservare il vantaggio. Alla notizia del 2-2 siamo rimasti tutti turbati, ci ha ghiacciati. De Zerbi ci ha fatto lo stesso i complimenti che meritavamo, ma nello spogliatoio eravamo tutti tristi. Il mio gol alla Lazio? È stata una sensazione bellissima, che sarebbe stata ancora migliore con il nostro pubblico. Erano due anni che inseguivo questo obiettivo, in molte occasioni sono stato sfortunato. Sono doppiamente felice che sia arrivato nell’ultima partita, che è stata importante. Devo la rete a De Zerbi. Ovviamente ero anche arrabbiato per il rosso: per il futuro voglio continuare a giocare in maniera propositiva, a prendermi tutte le iniziative che vorrei. Devo avere più fiducia in attacco, penso che questa cosa mi manchi. Difensivamente sono diventato un buon giocatore. Il mio futuro e il mio ruolo in campo? Amo la Grecia, è il mio Paese, ma al momento non penso di tornare. Mi piace l’Italia e anche la Serie A, voglio restarci ancora qualche anno. Se fosse arrivato l’accordo con l’Olympiakos, non sarebbe stato male per la mia carriera, ma sono contento di com’è andata con il Sassuolo. Mi piace la difesa a tre, ma da quarto di difesa penso di giocare meglio, ho l’ala che mi aiuta e io a mia volta aiuto lei. In attacco posso sovrappormi da dietro e sostenere l’azione. La Nazionale? È un onore e una gloria vestire la maglia della Grecia, l’allenatore mi voleva chiamare già l’anno scorso, ma l’emergenza Coronavirus ha annullato tutti gli impegni della Nazionale, ero arrabbiato. La mancata convocazione a giugno? Rispetto la sua decisione di non chiamarmi per le amichevoli, ci sono molti ragazzi straordinari nella mia posizione. È positivo che ci sia concorrenza, non solo nella mia posizione ma anche in altre”.

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