Udinese, Gotti: “La gavetta ti consente di sbagliare e fare esperienza”

L’allenatore dell’Udinese, Luca Gotti, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista ai colleghi di Sky Sport, parlando di diversi temi del calcio italiano, tra Nazionale e Serie A. Ecco di seguito le sue parole riprese da TMW:

“Nella mia vita sono una persona solare e sorridente, in partita lo sembro meno, ma per via della concentrazione. La gavetta ti consente di sbagliare e fare esperienza. Ognuno ha il suo percorso, io ho fatto la mia ed è stata fruttifera. Sarri ha scalato tutte le categorie fino a vincere scudetto ed Europa League. Mancini invece ha iniziato dalla Serie A ed ha vinto la Coppa Italia dopo una settimana. Com’è lavorare con Sarri e come lo vedo alla Lazio? È un personaggio fantastico, ha grandi idee, marcate, e fa giocare bene le sue squadre. Credo che il suo ritorno su una panchina importante, in contemporanea con Mourinho sulla sponda opposta a Roma, arricchirà la Serie A. Quanto arricchisce allenare all’estero? Sarri passa tutto il tempo al centro sportivo e studia a casa. Abbiamo fatto 64 partite in una stagione al Chelsea e parlavamo tanto. L’esperienza all’estero arricchisce molto, non solo nel calcio. Ti dà apertura mentale, se sei abituato a vivere solo in un contesto è peggio. Non devono essere date per scontato alcune cose, si riesce poi ad avere un approccio diverso. Jorginho? È in primis un ragazzo molto in gamba. Non è solo intelligente, parliamo di una persona di spessore. Si è guadagnato tutto passo dopo passo, Sarri lo ha voluto al Chelsea nonostante la presenza di Fabregas. Il primo anno era visto come un raccomandato, con Maurizio in panchina, ma poi nei due anni successivi ha fatto ricredere tutti e ora è un top player internazionale. Cosa mi piace della Nazionale di Mancini? Mi è piaciuto fin dall’inizio il fatto che il Ct abbia puntato sulla qualità e su un’idea di calcio ben definita. Il centrocampo è il fiore all’occhiello, vedremo se riusciremo a tenere questa dominanza anche con le Nazionali più forti. Tutti i giocatori lavorano in campo. Verratti? È la personificazione dei ragionamenti che abbiamo fatto prima. Dal Pescara è andato al PSG, lì è diventato subito protagonista assoluto, mentre in Italia si è più restii a dare spazio subito a giocatori giovani. Mancini lo ha messo in campo insieme ad altri giocatori di qualità e penso che l’esperienza all’estero gli abbia fatto bene. Se vedo nell’Italia la bellezza del gruppo? All’interno di ogni gruppo di persone ci sono alcuni portati a risolvere i problemi, altri invece li creano. È importante avere più persone che chiaramente li risolvono, la percezione, guardando l’Italia, è che ci sia un bel gruppo. Come si allena un campione? Per certi versi è facile, il livello della mentalità fa la differenza. Dopo una settimana al Chelsea, quando avevo fatto il vice in Serie A, mi sembrava di vedere un altro sport. Ci sono diverse declinazioni del campione. Quello che ha qualità e quello tipo Kante che spende tutto se stesso per la squadra. Giustamente sta avendo una gratificazione mondiale. De Paul ha fatto una formazione mentale negli ultimi due anni. Sta mettendo a frutto qualità globali, e si vede”.

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