Fiorentina, Sottil: “Il calcio per me è tutto. Sacrifici? Sono altri, mi pagano per giocare”

L’esterno offensivo della Fiorentina, Riccardo Sottil, ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali del club. Ecco di seguito alcuni passaggi significativi (qui la versione integrale):

“Cosa significa per me il calcio? Il calcio per me è ragione di vita. Da piccolo, mio padre giocava a calcio, una vita in Serie A, adesso fa l’allenatore. Quindi sono nato già nella culla col pallone. I primi regali dai miei zii o nonni sono sempre stati palloni. Però quello che dico sempre anche ai miei amici è: ‘Il calcio è DNA, però va sviluppato con il lavoro’. Il talento te lo da madre natura, ma non devono mancare costanza e attitudine al lavoro. È quello che fa la differenza. È normale che crescendo nella mia famiglia, con mio padre calciatore, tutta la famiglia calciofila, l’argomento in casa è sempre il calcio. Andavo al campo con mio padre, stressavo mio padre per andare al campo, negli spogliatoi con loro, prendevo le scarpette degli altri giocatori, le lucidavo. Per me è un’ossessione da quando ero veramente piccolo, da quando avevo 4-5 anni. Mio padre era a Genova, Reggio Calabria, e io uscivo da scuola, lui aveva allenamento il pomeriggio e lo pressavo finché non mi portava, e su quello mio padre è sempre stato fantastico. Per me, il calcio è veramente tutto. […] Ambizione? La testa e l’ambizione nel calcio fanno la differenza. Le qualità le hai, ma vanno abbinate al cervello, alla testa, a come ti alleni e come fai le cose. L’ambizione deve essere la prima cosa per un giocatore per stare ad alti livelli per tanti anni. Uno deve ambire a migliorarsi sempre, deve ambire a migliorarsi ogni domenica.  Devi ambire a migliorarti ogni giorno in allenamento. Anche la competizione è importante. Uno deve avere ambizione, nel calcio come nella vita. Sacrifici? Personalmente l’ho sempre vissuta bene. A me è venuto sempre tutto molto naturale. Per esempio, non andare in discoteca, non fare tardi la sera, mangiare bene, non bere, non fumare. Tra l’altro non ho mai toccato niente, è una cosa che non mi piace. Anche l’odore del fumo mi dà fastidio. È una cosa che mi è venuta molto naturale, non mi sono mai sentito costretto a rinunciare a qualcosa. Sono sempre stato io a gestirmi, ad andare a letto presto se ho l’allenamento il giorno dopo. Il recupero per un calciatore è fondamentale.  Quindi non mi è pesato tanto, perché volevo questo fin da piccolo. I sacrifici veri sono altri, io vengo pagato per giocare a calcio”.

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