Venezia, Tessmann: “Ringrazio la società per avermi scelto. Qui per raggiungere il mio pieno potenziale”

Il neo centrocampista del Venezia, Tanner Tessmann, si è raccontato in una lunga intervista-confessione ai canali ufficiali del club lagunare. Ecco le sue dichiarazioni:

“Perché ho scelto Venezia e perché adesso?Molti americani vogliono venire in Europa e giocare in uno dei cinque campionati più importanti al mondo, quindi quando si è presentata l’opportunità di venire qui, ho voluto coglierla. Il Venezia è stato promosso in Serie A in un momento della mia carriera in cui sono pronto a fare il grande passo per cercare di raggiungere il mio pieno potenziale. Venezia è una città bellissima, le persone sono fantastiche e il cibo è fantastico. Cosa so della città e se l’ho già visitata in passato? Non ero mai stato in Italia. Sapevo che Venezia era la “Città sull’acqua”, quindi ero davvero entusiasta di vederla, perché è molto diversa da qualsiasi altra città al mondo. Vederla da vicino per un paio di giorni ed iniziare a conoscerne le dinamiche è stato davvero interessante ed istruttivo. Cosa mi entusiasma dell’opportunità di giocare col Venezia? Giocare in serie A e giocare davanti a questi tifosi. Tantissime persone mi hanno contattato e mi hanno inviato foto con la maglia del Venezia. È un club molto conosciuto negli Stati Uniti, più di quanto mi aspettassi. Ma ripeto, la cosa più importante è dimostrare a me stesso che sono all’altezza della Serie A, questo è l’aspetto che mi entusiasma di più. Come mi sono trovato finora coi miei compagni? Mi hanno accolto alla grande, sono davvero ragazzi fantastici, così come lo è l’intero staff del club. Sono tutti molto gentili ed abbiamo tutti lo stesso obiettivo, la stessa mentalità. Il Venezia ha un nutrito gruppo di giocatori internazionali con cui passo molto tempo insieme. Negli ultimi due giorni ho avuto modo di conoscere meglio i ragazzi anche fuori dal campo e con loro mi trovo davvero bene. Ho molto rispetto per tutti i membri della squadra. Cosa serve secondo me per dare una buona impressione di sé dentro e fuori dal campo? Penso che sia diverso da giocatore a giocatore, ma la cosa più importante è cercare di guadagnare il rispetto dei compagni di squadra. Voglio dimostrare a tutti che lavorerò sodo e che sono un buon giocatore che ha l’obiettivo di aiutare la squadra, non sono un giocatore egoista. Fuori dal campo, però, è fondamentale essere naturali, essere sé stessi. Ad alcuni questo potrà piacere e ad altri meno, ma saremo compagni di squadra e vinceremo insieme, combattendo l’uno per l’altro. Cosa mi ha detto finora mister Zanetti? Mi ha spiegato molto bene cosa si aspetta da me, come vuole che giochi e come mi vede in campo. Ci vorranno ancora alcuni giorni per comprendere al meglio tutti i movimenti che mi richiede, ma ci arriveremo, siamo ancora in precampionato. Perché ho scelto il calcio professionistico anziché una potenziale carriera in NFL? Mi sono trasferito a Dallas quando avevo 14 anni perché volevo a diventare un giocatore di calcio professionista. Facendo un passo indietro nel tempo, l’offerta della Clemson mi è arrivata prima: c’erano tante altre grandi scuole tra cui scegliere, ma la Clemson era l’unica che mi interessava davvero perché disponeva sia di un ottimo progetto di calcio che di football, quindi avrei potuto assaporare il meglio di entrambi i mondi. Questo era sicuramente il motivo principale per cui avevo scelto quel college, oltre al fatto che la mia famiglia abita vicino a Clemson. Ma prima di partire, l’FC Dallas mi ha offerto un contratto. È stato un momento fantastico. Era quello che stavo aspettando da tanto tempo ed il sogno è diventato realtà; ho scelto quindi di firmare il contratto e proseguire la mia carriera da calciatore. Il salto dai dilettanti nel 2019 ad oggi in Serie A? Non è stato un vero e proprio salto. Ho lavorato sodo tutti i giorni, due volte al giorno, prendendomi cura del mio corpo, circondandomi delle persone giuste: si tratta di lavoro più che di “salto”. Ogni giorno mi allenavo con il pensiero di voler arrivare in Europa e giocare in uno dei 5 campionati più importanti, ed oltre a questo mi ponevo anche obiettivi quotidiani, come quello di svegliarmi la mattina e dare il massimo durante la giornata. Ho sempre pensato a migliorare me stesso e ad aiutare la squadra per cui gioco, e poi le cose accadono di conseguenza. A che punto della mia carriera ho capito che sarei potuto arrivare in uno dei top 5 campionati europei? Non credo di aver davvero capito quali fossero i miei sogni e obiettivi fino a quando non sono andato all’FC Dallas. Quando avevo 12 o 13 anni, non sapevo cosa fosse la MLS. Non sapevo che Dallas avesse una squadra. Non sapevo niente. Giocavo a calcio e volevo raggiungere il livello più alto, ovviamente, come fa ogni bambino, ma non capivo cosa significasse farlo. Quando sono andato all’FC Dallas ed ero circondato da persone che inseguivano il mio stesso sogno e questo mi fatto vedere le cose più chiaramente. A 14 o 15 anni, ho iniziato a credere che sarebbe successo. L’origine del mio soprannome ‘Tanner The Tank’, i miei punti di forza come giocare e in cosa devo migliorare? Tanner the Tank è semplicemente il soprannome che mi è stato dato dal team dei social media di Dallas. Sono un centrocampista di struttura, ma posso muovere la palla velocemente e cerco di portare una mentalità diversa; voglio contribuire nel tenere unita squadra per raggiungere gli obiettivi ed avere una mentalità vincente. L’aspetto che mi piacerebbe migliorare in Serie A è la fase difensiva, aspetto su cui lavoro da quando sono diventato un professionista. Quando sei in nel settore giovanile non devi difendere molto perché sei più grande, più veloce, e più forte, quindi ti concentri solo sulla fase offensiva. Per questo voglio lavorare sulla tattica difensiva e sul posizionamento, oltre naturalmente a continuare nello spingermi in attacco e segnare qualche gol. Il punto di forza che vorrei migliorare ulteriormente al Venezia? Il mio passaggio a lungo raggio, soprattutto nel tempismo e nella precisione sulla gittata del lancio. Il rigore che ho trasformato nei playoff contro i Portland Timbers e come ho gestito la pressione? È stata sicuramente una delle migliori serate della mia vita. In quei momenti, devi davvero essere calmo. Quando si è un calciatore professionistico si affrontano momenti di pressione, quindi sai che ti devi preparare per questo ogni settimana. Quella sera, avvicinandomi al dischetto per calciare, mi sono ripetuto che non avrei sbagliato. Sapevo che se fossimo andati ai rigori avrei dovuto presentarmi sul dischetto ma sentivo che la squadra aveva fiducia in me, e non volevo deluderli. Se affronto le situazioni di tensione sapendo di avere al mio fianco le persone che mi sono vicine? Si, a partire dai miei genitori, hanno sempre sostenuto e supportato me e mia sorella. Ci amano tantissimo e ci sono sempre vicini, qualunque cosa accada. Anche la mia ragazza mi ama e mi sostiene sempre. Inoltre ho un gruppo molto affiatato di amici e parenti che sono sempre dalla mia parte. Cosa apprezzo di più dalla vita? Direi famiglia, cristianesimo e Dio. I miei amici più cari e anche la mia ragazza. Questi sono i miei valori e tutto ciò di cui ho bisogno. Ovviamente il calcio, lo sport e la socializzazione sono importanti, ma questi sono i miei valori fondamentali”.

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