Genoa, Sirigu si presenta: “Ho voglia di ripartire e di sentirmi un portiere importante”

Il nuovo portiere del Genoa, Salvatore Sirigu, è stato presentato questa mattina in conferenza stampa. Ecco le sue dichiarazioni:

“Se ho scelto il Genoa per continuare a dimostrare un portiere da campo e non solo da gruppo? Sì, io mi sento portiere a prescindere, poi le scelte fanno parte della nostra vita, della nostra carriera, quindi non verranno messe in discussione. A questo punto della vita vivo di stimoli e di ambizioni. La scelta di questa avventura è avvenuta perché mi sono sentito voluto e quindi ho accettato la proposta dopo aver giocato in una squadra importante. Continuare la scia di giocare per squadre storiche dà colore alla mia carriera. Sette portieri titolari su 20 in Serie A e Donnarumma titolare all’estero? Non saprei analizzarlo, abbiamo perso un portiere come Donnarumma, è andato in un grande club ed è un upgrade importante per la sua carriera. Una delle motivazioni che mi ha portato qui è per meritare la maglia dell’Italia a Qatar 2022? Arrivare a 40 anni ci metterei la firma, al Giaguaro sono molto legato e lo ringrazio per le belle parole che spende per me. Ho voglia di ripartire da qui per dimostrare non agli altri ma a me stesso che sono un portiere importante. Qualsiasi giocatore professionista che ha un minimo di ambizione punta a questo. Il Genoa è una squadra affascinante. Dopo aver vinto l’Europeo è normale pensare al Mondiale, sia chi ha fatto parte della spedizione sia chi non è ha fatto parte. Voglio godermi questa esperienza con libertà. Questo è un ambiente che ti permette di lavorare nel migliore dei modi e ora che lavorerò con loro potrò perché no anche migliorarmi. Se ci ho messo tanto tempo ad accettare il Genoa e cosa mi aspetto da questa stagione? Da quando ho cominciato a essere qui, tutti mi parlano di obiettivo minimo e puntano soprattutto sul lavoro per raggiungerlo. L’anno scorso è stato un campionato strano, che nel girone di ritorno per il Genoa è migliorato. Bisogna ripartire non ridimensionati ma umili, abbiamo visto che giocare senza tifoseria per i problemi legati al Covid è stato molto difficile per molte squadre. Penso che bisogna partire con l’obiettivo minimo e sviluppare la stagione. Rispetto a prima della vittoria di Euro 2020, come sono cambiato e cos’è cambiato dopo l’Europeo? Sono più felice, di solito sono più ombroso, dopo tutte le difficoltà che abbiamo avuto, gli isolamenti, il Covid, le bolle, poter vivere questa esperienza con i tifosi, poter tornare a casa e vedere la gioia alle persone mi ha reso una persona soddisfatta. Vedere quest’aria di gioia è stato fondamentale, mi ha ridato serenità e felicità. Credo che ogni storia sia a sé, ogni squadra sia diversa, da ogni parte si ricomincia da zero. Per me il Torino è una squadra importante, è stato un onore indossare quella maglia. Un giorno dopo la carriera mi girerò indietro e vedrò che dopo aver giocato per Torino e Genoa potrò essere soddisfatto. Che consiglio do a Belotti se rimanere a Torino? Col Gallo ci ho parlato diverse volte ma non posso dargli consigli se rimanere o andare via. Gli ho sempre detto di essere felice e prendersi troppe responsabilità. È un ragazzo molto buono e talvolta ci ha sofferto molto per questo. Lui ha un grande amore per il Torino e non sarà facile per lui, deve fare quello che si sente. Cosa penso di poter dare allo spogliatoio del Genoa e cosa mi aspetto dal vivere le partite al Ferraris? Cercherò di fare quello che ho fatto nella mia carriera, dovrò pensare ad essere un professionista esemplare, cercare di lavorare tanto e bene e cercherò di essere caratterialmente senza fingere la persona che non sono. Per essere credibili bisogna essere noi stessi, qualche volta mi incazzerò, porterò la mia esperienza ai giovani ma con molta umiltà. Dovrò cercare di stabilizzarmi in uno spogliatoio ma senza essere prima donna. Per quanto riguarda il Ferraris, è uno stadio affascinante. Quando vai a giocare lì, spero di godermi le partite anche da giocatore del Grifone. Che cosa ho detto a Donnarumma prima dei rigori in finale contro l’Inghilterra a Euro 2020? Quello che ha fatto l’ha fatto da solo, però quello che ci siamo detti rimangono tra noi. Rapporto con Marchetti? Bellissimo rapporto, ci conosciamo da anni, abbiamo condiviso tante esperienze in Nazionale, è un grandissimo portiere, l’ho sempre stimato e ho comunque un bellissimo rapporto con Fede. Se chiudo gli occhi a quell’11 luglio a cosa penso? Un sacco di cose, forse l’incredulità e poi il non voler andare a dormire e paura di svegliarmi pensando che fosse un sogno. Il segreto del mio carisma? L’ho detto prima, essere sé stessi, semmai sono i miei compagni a definirmi così, perché altrimenti sarei presuntuoso. Devo cercare di rimanere fedele a me stesso, se poi vengo apprezzato bene, se no pazienza. Se ho già parlato con Ballardini? Se parlo con un allenatore in privato, non solo incline a dirlo. Comunque ci siamo parlati, è una persona pragmatica e diretta e questa cosa mi è piaciuta subito. Difendere i pali sotto la Nord piena al Ferraris? Non ci ho pensato perché ancora è troppo presto, speriamo che riaprano gli stadi. Quando mancava la gente mi sembrava di giocare le partite in allenamento, zero ambizioni, zero stimoli, facevo più fatica a fare la mia parte e a concentrarmi in partita. Speriamo che tutto torni alla normalità. Il numero di maglia che ho scelto e perché? Ho scelto il 57, la verità è non ho mai scelto il mio numero di maglia, c’è sempre stato un meeting con i miei fratelli e mia sorella. Il 57 è il numero civico di casa nostra a La Caletta in Sardegna e in più mia sorella ha aggiunto che 5+7 fa 12, che a gennaio corrisponde al mio compleanno

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