Papu Gomez: “Gasperini voleva picchiarmi. Percassi non ha avuto le palle”

L’ex capitano dell’Atalanta, Alejandro “Papu” Gomez, ha parlato al quotidiano La Nación ripercorrendo il suo addio burrascoso alla Dea dopo 7 anni prima di trasferirsi al Siviglia. Ecco di seguito le parole di Gomez a tal proposito riprese da CalcioNews24 (qui la versione integrale):

“[…] Addio all’Atalanta? Ho dovuto lasciare il club. Mi aspettavo delle scuse dal tecnico che non sono mai arrivate. Mi sbagliavo su qualcosa, presumo, perché in una partita di Champions League contro una squadra danese, il Midtjylland, gli ho disobbedito su un’indicazione tattica. Mancavano dieci minuti alla fine del primo tempo e mi ha chiesto di giocare a destra, mentre io giocavo molto bene a sinistra. E ho detto di no. Immagina, dopo aver risposto che, nel bel mezzo della partita, oggi, con le telecamere…, era perfetto che si arrabbiasse. Lì sapevo già che all’intervallo mi avrebbe fatto fuori, ed è stato così. Ma nello spogliatoio dell’intervallo ha oltrepassato il limite, ha cercato di attaccarmi fisicamente. Se Gasperini voleva picchiarmi? Sì. E lì ho detto basta. Si può litigare, ok, ma quando c’è un’aggressione fisica è già intollerabile. Allora ho chiesto un incontro con il presidente del club [Antonio Percassi] e gli ho detto che non avevo problemi a continuare, accettando di aver sbagliato: da capitano non mi ero comportato bene, ero stato di cattivo esempio disobbedendo all’allenatore. Ma ho detto al presidente che avevo bisogno delle scuse di Gasperini. E gli ho anche detto che avevo capito che il presidente non poteva accettare che l’allenatore avesse provato ad attaccare un giocatore. Bene. Il giorno dopo ci fu un’intera riunione al campo. Sono andato avanti e ho chiesto scusa all’allenatore e ai miei compagni di squadra per quello che era successo. E non ho ricevuto scuse dal tecnico. Quindi, come doveva essere inteso? Quello che avevo fatto era sbagliato e quello che aveva fatto lui era giusto? È lì che è iniziato tutto. Dopo qualche giorno ho detto al presidente che non volevo continuare a lavorare con Gasperini all’Atalanta. Il presidente mi ha detto che non mi avrebbe lasciato andare, che non mi avrebbe rilasciato. È iniziato il tiro della corsa e io ho pagato: sono stato separato dalla rosa e ho finito per allenarmi solo con le riserve. Momento peggiore? Tutto. È stato brutto perché dopo 7 anni mi hanno scaricato, dopo tutto quello che ho dato al club. Si sono comportati male. Che il presidente non abbia avuto le palle per chiedere al tecnico di scusarsi semplicemente con me…, questo ha chiuso tutto. Entrambi siamo andati poi avanti. Ma erano molto cattivi con me. Perché non era tutto, visto che da allora mi hanno chiuso le porte del calcio italiano: non volevano darmi a nessuno dei grandi club d’Italia perché dicevano che avrebbero rinforzato un rivale diretto. Arrivavano offerte dall’Arabia e dagli Stati Uniti e volevano mandarmi lì…, essendo il miglior centrocampista della Serie A. Si comportavano male. Grazie a Dio è apparso il Siviglia, perché tutto ciò che volevo era continuare a competere ad alto livello per poter essere in Copa América. Quella era la mia ossessione. Quale atteggiamento mi ha ferito di più tra quello di Gasperini e quello di Percassi? Chi più mi ha deluso è stata la proprietà, i proprietari del club. Dopo tanti anni, dopo il rapporto di fiducia che abbiamo avuto…, i miei figli sono andati a scuola con i loro figli, abbiamo condiviso tante cose… Che mi abbiano buttato via come mi hanno buttato è stata la parte che mi ha ferito di più. In seguito si possono avere divergenze con il tecnico, e ti direi che è quasi normale, perché succede, certo che succede. Puoi litigare, come in ogni lavoro. Ma il trattamento che ho ricevuto dalla proprietà ha fatto molto male. Perché il club si è comportato così? Penso che fosse una questione economica. Sanno che Gasperini è uno dei migliori allenatori d’Europa, sanno che il suo lavoro aggiunge valore alla rosa e fa vendere giocatori. Era un problema economico, ed è chiaro. Hanno preferito continuare con lui perché sanno che fa fare un sacco di soldi al club. Hanno preferito quello”.

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