Genoa, Scamacca: “Vorrei essere spavaldo come Ibra e veloce come Lukaku”

Il centravanti del Genoa, Gianluca Scamacca, ha rilasciato una lunga intervista a Sport Week (qui l’anticipazione che abbiamo pubblicato ieri). Il numero 9 rossoblu ha toccato diversi temi: dal suo essere attaccante in campo ai suoi idoli fino al suo futuro e alle sue aspettative. Ecco di seguito le parole (integrali) dello stesso Scamacca riprese da CalcioNews24:

“Io cattivo? Mi chiamano così per il mio aspetto. Però è vero che in campo mi trasformo. Per arrivare al risultato sono disposto a tutto: da una corsa in più al picchiare, tra virgolette, l’avversario. Ibrahimovic? Per me è un’icona. Vederlo fare certe cose alla sua età, forse con più determinazione di prima, il suo caricarsi la squadra sulle spalle mi affascina e stimola tantissimo. Penso: se lo fa lui, perché non posso farlo io? Di Ibra vorrei la spavalderia, di Lukaku la velocità, di Haaland la mentalità, di CR7 la costanza, di Suarez la rabbia. Futuro? Io ho iniziato a giocare con costanza dall’anno scorso. Quando scendi poco in campo non prendi il ritmo, non ti senti dentro al gruppo. È brutto. Un giovane deve giocare il più possibile, rubando i segreti a chi gli sta vicino. Poi è chiaro che se fai il vice di un campione che però a 38 anni non può giocarle tutte, il discorso cambia…Aspettative? Le aspettative se le sono create gli altri. Le mie sono più alte rispetto a quelle di fare dieci gol col Genoa. Io so quali passaggi devo fare per arrivare ai miei veri obiettivi. Quest’anno voglio salvare il Genoa, lasciare un segno, anche se non è detto che vada via. Ma per arrivare dove voglio devo lavorare e non ascoltare gli altri. Tanto, gli altri si fanno sentire finché vai bene; quando le cose girano male, perdono il telefono o lo buttano in acqua. Infanzia? Ho iniziato con la Lazio, poi la Roma, col centro sportivo lontano un’ora da dove abitavo. Tornavo dall’allenamento alle otto, chiamavo gli amici di sempre e ricominciavo a giocare con loro, per strada, che era già buio. Non è stata un’infanzia semplice, ma mi ha aiutato tanto». In che modo? «In un quartiere come il mio ti ritrovi in mezzo a persone più grandi e diversissime tra loro. È una borgata e se non stai attento, se non ragioni con la tua testa, diventa difficile non finire dentro a certi giri. Devi imparare in fretta a distinguere il giusto dallo sbagliato”