Milan, Pioli: “Fortunato a lavorare per questo club. Rinnovo? Non è prioritario”

L’allenatore del Milan, Stefano Pioli, ha rilasciato una lunga intervista dalle colonne del quotidiano La Repubblica, dove ha raccontato a 360° la sua esperienza con il club rossonero, tra campo, emozioni, mercato e campionato. Ecco di seguito alcuni passaggi delle parole dello stesso Pioli riprese da CalcioNews24 (qui la versione integrale):

“Rinnovo? Il rinnovo del mio contratto non è la priorità, con Maldini e Massara si parlerà soprattutto di come migliorare la squadra in vista della Champions League. Champions League? La bella addormentata si risveglierà nella sua casa: in mezzo ai più grandi club. Prima dell’Atalanta ho chiesto ai ragazzi: volete ancora giocare col Rio Ave o è ora di Bayern, City e PSG? Ranking? Un po’ strano che i vicecampioni d’Italia siano messi in quarta fascia. Ma vogliamo crescere: affrontare le più forti aiuta, dovrà essere l’anno della nostra conferma. La squadra? Mi sento fortunato a lavorare in questo club e con questo gruppo. Mi sarebbe piaciuto ripercorrere il Giro del mio idolo Bugno, in rosa dalla prima all’ultima tappa. Ma il calo era normale. Non abbiamo mai avuto dubbi sui principi di gioco, lavorando sui particolari. Mancanza di equilibrio? Il sistema è molto più fluido di quanto dicano le formule: cambiamo spesso nella costruzione per ottenere la superiorità numerica. Preparare la partita, coi giocatori sempre partecipi, è la cosa più bella per me. Gli accorgimenti sono studiati. L’Atalanta? Quando andavamo a mille, potevamo aggredire gli avversari fino alla loro area. Con l’Atalanta abbiamo evitato di difenderci in parità numerica, con umiltà. Donnarumma? Professionista esemplare, concentrato sul campo. Poi una trattativa può funzionare oppure no. Ci siamo sentiti e ringraziati a vicenda, è un rapporto sincero. Gli ho fatto gli auguri per l’Europeo. Mercato creativo? La creatività i miei dirigenti l’hanno già dimostrata. A parte Ibrahimovic, sul quale avevo ovviamente espresso parere positivo, penso a Kjaer e Saelemaekers, a Tomori che non conoscevo, se non per uno spezzone. Qualunque sarà il budget, il nome Milan continua a essere un richiamo. L’importante è avere costruito una base di 10-12 giocatori da squadra di vertice, come Theo Hernandez, Tomori, Kjaer, Kessié, Calabria, Calhanoglu, Ibrahimovic. Ora dobbiamo migliorare il gruppo: la conferma è la cosa più difficile. Secondo anno come alla Lazio? Qui il secondo l’ho già scavallato, allora non affrontai di petto alcune dinamiche di gruppo. Da lì ho smesso di mediare, a costo di decisioni impopolari”.

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