Roma, Kumbulla: “Sogno di diventare un pilastro della Roma”

Roma, Kumbulla: “Sogno di diventare un pilastro della Roma”. Lo ha rivelato il difensore della Roma, Marash Kumbulla, in una lunga intervista a Sport Week. Il centrale italo-albanese ha toccato diversi temi: dal suo ambientamento a Roma all’avventura con l’Hellas, passando per la situazione degli stadi vuoti e anche per la sua esperienza della positività al Covid. Ecco di seguito le sue dichiarazioni (riproduzione: CalcioNews24):

“Sono giovane, sto crescendo e imparando. Cerco di dare il mio massimo nel presente, sapendo che posso migliorare. Ma questo è l’altro mio grande sogno: diventare un pilastro della Roma, aiutandola a vincere qualcosa. All’inizio ho fatto fatica, la città è grandissima. Io poi a Verona non vivevo neanche in centro, ma in periferia. È tutto un altro mondo, un’altra cosa: la prima esperienza lontano da casa, la prima volta che ho cambiato squadra. All’inizio è stato complicato, ma ora mi sento come a casa. Fonseca e Juric? Fonseca mi ha fatto crescere sulla selezione delle scelte e sul posizionamento. Che poi sono anche le cose che dovrà continuare a migliorare in futuro. Ma nella fase difensiva non è cambiato molto: con Juric giocavamo uomo a uomo a tutto campo, con Fonseca solo in alcune zone del campo. In fase di possesso, invece, è tutto diverso. La Roma fa sempre la partita, devi partecipare di più all’azione. Stadi vuoti? Uno stadio vuoto ti dà meno carica. Ora ci siamo abituati, ma all’inizio è stato un trauma: entri in campo e ti sembra di giocare la partitella del giovedì. Non c’è dubbio, meglio con i tifosi, anche se ti fischiano. Ovvio che preferisco gli applausi, ma se devo decidere tra i fischi o il niente preferisco i fischi. A me poi i rumori aiutano a concentrarmi, ad essere dentro la partita. A volte i fischi ti aiutano anche, sono uno stimolo. Certo, ognuno è diverso, ma a me piace così. Italia e Albania? Sono nato e cresciuto in Italia, la cultura italiana ce l’ho dentro e ne sono felice. Ma a casa, ovviamente, ho acquisito anche quella albanese, della mia famiglia. Unendo le due cose, può nascere un futuro nuovo per l’Albania. Mondiale? È il mio sogno più grande. Siamo un Paese piccolo, il traguardo è difficile. Ma noi albanesi siamo forti, un popolo patriottico, riusciamo a colmare il gap con il carattere e la voglia di arrivare. Il girone non è facile, ci sono squadre forti come Inghilterra e Polonia. Ma quando entri in campo lo fai solo per vincere. E noi per il nostro Paese puntiamo a vincere ogni partita. Covid? Una brutta esperienza, anche se io non sono stato male, ero solo un po’ stanco i primi giorni. Ma con oltre centomila morti, è evidente come sia uno dei momenti più brutti della storia d’Italia. Prima o poi ne usciremo, quando non lo so. Ma ho la sensazione che la soluzione del problema non sia così vicina come si spera”