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Il tecnico parla a Il Corriere Della Sera

Il tecnico dello Spezia, Vincenzo Italiano, si racconta in una lunga intervista al Corriere Della Sera, analizzando l’avventura della sua squadra in Serie A e svelando anche alcuni aneddoti legati alla sua professione di allenatore. Ecco quanto evidenziato da CalcioNews24:

La salvezza? È quello che mi ha chiesto il patron dello Spezia, Gabriele Volpi. Ci siamo visti solo una volta, sul suo yacht per festeggiare la promozione e programmare il futuro. Ma ci sentiamo spesso, vuole essere aggiornato su tutto. So bene che sarà̀ difficile salvarsi, ma ce la giocheremo fino alla fine: sarebbe come vincere un campionato. Siamo la terza squadra più̀ giovane del campionato, ma io non faccio mai distinzioni in base all’età̀. Pobega, Ricci, Maggiore e gli altri: devono credere in sé stessi, devono pensare di poter ottenere qualcosa che sembra impossibile. Vedo in tanti di loro qualità̀ che possono esplodere: devono sognare qualsiasi cosa, devono pensare in grande. Devono crederci. Io come allenatore? Cerco di entrare nella testa dei calciatori, convincerli del mio pensiero, portarli dal- la mia parte. Poi penso che aiuti la passione, l’amore che hai per questo sport. Loro lo percepiscono e questo aiuta tanto nel rapporto. L’amore per il calcio? Le racconto di quando giocavo nei campettini di cemento e avevo 9-10 anni. Quando arrivavano i più̀ grandi dicevano ‘chi perde, esce’. Il rischio di abbandonare il gioco mi stimolava un odio verso la sconfitta così forte che me lo porto dentro ancora adesso. Per un professionista questo può fare la differenza. Il Barcellona? Ho una ammirazione smisurata per il Barcellona: la mentalità̀, l’identità̀, l’idea di calcio che non viene mai persa, come se ci fosse un marchio. Ma seguo tutto, perché́ il calcio va a tremila all’ora. E la serie A mi impressiona per strategia e organizzazione. Il calcio? Il calcio è cambiato, si pretende tanta costruzione dalla difesa, le responsabilità̀ con la palla sono condivise. Adesso non vale più̀ il discorso di una volta “se il centrocampo gira, la squadra vince”. Il possesso e il dominio delle partite si fanno con tutti i calciatori, non più un solo reparto. Non è un cambiamento da poco. L’Atalanta? Le idee e lo sviluppo possono essere diversi, ma per mentalità̀, aggressività̀ e coraggio, l’Atalanta è un punto di riferimento, un modello da seguire. Ti dice che se hai voglia di fare fatica e andare oltre i tuoi limiti, puoi farlo, con qualità̀, senza paura e cercando sempre di fare un gol più̀ dell’avversario. Sarà una bella sfida”.

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